A Sinnai c’è un problema serio: la partecipazione popolare. Basta guardare i numeri: meno della metà degli aventi diritto si reca alle urne. Eppure, gli strumenti per coinvolgere i cittadini ci sono. In questo senso, le consulte comunali dovrebbero rappresentare un’opportunità concreta per discutere, proporre e partecipare. In realtà, spesso diventano esercizi di formalità, piegati a logiche di potere e di appartenenza politica.
Il caso della Consulta Pari Opportunità ne è un esempio emblematico. Il regolamento approvato dal Consiglio Comunale dovrebbe permetterne la costituzione. E invece il sistema si è bloccato: i gruppi politici propongono i propri nomi secondo regole rigide, mentre chi rappresenta un gruppo con un solo consigliere, come il nostro, non ha sufficiente peso per partecipare pienamente. In pratica, la partecipazione non dipende dal merito o dall’impegno, ma dalla collocazione politica di chi si propone.