A Sinnai c’è un problema serio: la partecipazione popolare. Basta guardare i numeri: meno della metà degli aventi diritto si reca alle urne. Eppure, gli strumenti per coinvolgere i cittadini ci sono. In questo senso, le consulte comunali dovrebbero rappresentare un’opportunità concreta per discutere, proporre e partecipare. In realtà, spesso diventano esercizi di formalità, piegati a logiche di potere e di appartenenza politica.
Il caso della Consulta Pari Opportunità ne è un esempio emblematico. Il regolamento approvato dal Consiglio Comunale dovrebbe permetterne la costituzione. E invece il sistema si è bloccato: i gruppi politici propongono i propri nomi secondo regole rigide, mentre chi rappresenta un gruppo con un solo consigliere, come il nostro, non ha sufficiente peso per partecipare pienamente. In pratica, la partecipazione non dipende dal merito o dall’impegno, ma dalla collocazione politica di chi si propone.
Abbiamo indicato il nome dell’unica residente che frequenta Consiglio e commissioni con continuità e assiduità. Nonostante ciò, la sua vicinanza a Sinnai Libera sembra un ostacolo. L’appartenenza a un gruppo non allineato alla maggioranza diventa un criterio discriminante, mentre chi è vicino a questo o quel partito riceve priorità, indipendentemente dal reale interesse per la vita pubblica.
Durante l’ultima riunione di consiglio, il nostro consigliere ha ribadito con chiarezza che non sarebbe disposto a mercanteggiare nulla. La minoranza merita rispetto, non trattative al ribasso. La legge e la giurisprudenza confermano questo principio. Come chiarito dalla Direzione Centrale per Territorio e Autonomie Locali (nota del 31 maggio 2021):
- ogni commissione deve garantire la presenza di tutti i gruppi consiliari;
- un consigliere unico deve essere presente in tutte le commissioni;
- la proporzionalità si realizza anche tramite il voto ponderato, riflettendo il peso dei gruppi in consiglio.
Se questo vale per le commissioni, a maggior ragione vale per le consulte, che dovrebbero ampliare la partecipazione e non limitarla in base all’appartenenza politica.
Il problema di Sinnai non sono le consultine fantasma, ma l’atteggiamento: un sistema chiuso, scelto a tavolino, che premia la vicinanza politica e ignora chi partecipa davvero. L’esempio più evidente è la risposta arrogante di alcuni membri del consiglio su questioni di commissione, che rivela un approccio al potere piuttosto che alla partecipazione.
Per quanto il tema delle Pari Opportunità sia indubbiamente importante e di grande rilevanza, soprattutto alla luce dei continui episodi di cronaca, le priorità dei cittadini riguardano problemi concreti e quotidiani: immondizia, manutenzione dei lavori pubblici, tasse e trasporti. La partecipazione va incoraggiata, ma deve essere orientata verso queste problematiche reali. Solo così Sinnai potrà trasformare la partecipazione da esercizio formale in uno strumento concreto di democrazia, realmente efficace e indipendente da appartenenze politiche e giochi di potere.