Sportellate linguistiche e portoni sprangati
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Sportellate linguistiche e portoni sprangati

Dopo poco più di una settimana di serrati dibattiti e di sportellate linguistiche  sembrerebbe possibile arrivare ad una sorta di diagnosi. Soprattutto dopo avere ascoltato  (ma “subìto” sarebbe il termine più adatto) in Consiglio Comunale la risposta data dall’assessore delle tradizioni popolari  (a nome della sindaca e della giunta) alla richiesta del sottoscritto per l’organizzazione di un convegno sulle origini di Sinnai, corredato dalla raccolta e ostensione di fonti primarie.

Si può senz’altro considerare che il rifiuto netto posto ad una iniziativa culturale di “fondamentale” importanza, perché riferita alle origini della nostra comunità, contiene una non comune apatia, un disinteresse condiviso purtroppo da una compagine di eletti, solitamente muta, ma non amimica,   costituita da gente poco interessata e poco motivata, assolutamente passiva rispetto a questo tipo di argomenti.

Certo, l’apertura di uno sportello linguistico prometteva ben altro.

La lingua  (anche la nostra di sardi parlanti) non è solo un organo della cavità della bocca con funzioni tattili, gustative e viscidamente dedita, in certi casi di nostra conoscenza, a pratiche adulatorie, essa serve ad articolare il linguaggio anche nei suoi aspetti più antichi per dare senso alla rappresentazione della realtà e dei suoi simboli.

La lingua, nel senso più alto, si determina nella storia e con essa gli appartenenti ad una comunità convivono, si rapportano, comunicando attraverso suoni e scritti.

Nel caso di Itroxia e del significato   attribuito di Vittoria ci è sembrato di assistere ad un fenomeno di tipo medianico,  quello di soggetti in trance che, anche fuori dal momento paranormale di sportello, battezzano  un sito che almeno da mille anni si chiama Santa Vittoria e lo fanno col toponimo di un altro sito, non importa se dedicati alla venerazione della stessa santa, pretendendo di dettare definitivamente e senza ripensamenti l’onomastica di un luogo.

A loro e a tutte le loro zie Itroxie i nostri più cordiali complimenti!

Vale sempre il pensiero di Gramsci ,che parlando di classi dirigenti (ma qui forse è meglio dire digerenti) evidenziava il fatto che quando si occupano di lingua non lo fanno per squisite ragioni cultural ma per affermare una qualificazione elitaria ed egemonica. Ma qui, da noi, non accettare un utile e documentato confronto culturale, partecipato da esperti, veri esperti, sa più di una postura arrogante, ignorante (fascista, lo posso dire?) che non ammette scientificità e fonti autorevoli,  ma si trincera nell’ipse scripsit di autori in fotocopia. Alla faccia del progressismo di facciata appunto.

E’ un errore gravissimo non mettersi in discussione.  Serve consultare documenti e in base a quelli arrivare magari a conclusioni che se anche potessero giustificare  uguali venerazioni, non autorizzerebbero per questo a chiamare diversamente un luogo, che si chiama Santa Vittoria quasi dai tempi delle crociate. Affiancargli il toponimo diverso è fuorviante.

Il problema più grave è l'atteggiamento di chiusura dell'Amministrazione. Va addirittura oltre la sindacabilità della toponomastica per noi azzardata. Tutti possiamo sbagliare, ma la protervia ceda all'umile ricerca e ai suoi risultati. Non siamo di fronte a problemi di tifoserie fanatiche, ma a questioni dove tutti dobbiamo essere consci di poter sbagliare. Noi per primi, che ci siamo presi la briga di discuterne.

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