Si dice che il corpo sia lo specchio dell’anima. Se è vero, allora lo stato attuale di Sinnai – segnato da incuria, improvvisazione e mancanza di visione – non è soltanto un problema estetico o funzionale. È il riflesso fedele di una politica che da anni vive alla giornata, senza un progetto reale, senza uno sguardo autentico rivolto al futuro. Racconta anni di gestione miope, scelte rinviate, problemi ignorati.
Strade dissestate, marciapiedi abbandonati, servizi che arrancano, spazi pubblici dimenticati e cemento, tanto, tantissimo cemento: non sono semplici segni del tempo. Sono i sintomi evidenti di una gestione che ha smesso di prendersi cura del paese come si fa con qualcosa di prezioso.
E Sinnai, con le sue frazioni, il suo mare, la sua montagna, la sua pineta e le sue tradizioni, è preziosa. Lo è per chi ci vive, per chi ci è nato, per chi la ama e ne conosce i luoghi più autentici. Ma lo è anche per chi la osserva da fuori e ne percepisce il potenziale inespresso.
Chi ha amministrato negli anni ha preferito rincorrere emergenze e tappare buchi, piuttosto che costruire un futuro. Ogni stagione è passata come se fosse l’ultima, ogni decisione presa come se non ci fosse un domani. Ma il domani arriva. Sempre. E arriva sulle spalle di chi eredita problemi irrisolti, opere incompiute, promesse dimenticate.
Oggi non possiamo più accontentarci di “tirare a campare”. Serve una visione. Serve una pianificazione seria, trasparente, partecipata. Serve una politica che non si limiti alla gestione dell’ordinario (quando riesce a farlo!), ma che abbia il coraggio di innovare, di rischiare, di cambiare rotta. Una politica capace di guardare oltre l’immediato.
Eppure – gira che ti rigira – le persone sono sempre le stesse. Magari cambiano poltrona, a volte persino casacca, ma il cerchio non si rompe mai. Certo, qualche volto nuovo c’è, ma bisogna dirlo chiaramente: quella politica che governa Sinnai da decenni, quella che gira e rigira ritorna sempre, è stata nuovamente premiata alle elezioni amministrative di un anno fa.
Ma davvero i sinnaesi si aspettavano una Sinnai nuova, "un’altra Sinnai", da chi non è mai riuscito a costruirla prima?
Sì, forse l’aria sembra un po’ cambiata. Oggi il paese si muove da festa in festa, si moltiplicano gli eventi, le ricorrenze, gli inviti. Ma vogliamo dirlo o no che non va bene accogliere i visitatori tra le sterpaglie e la sporcizia?
Non va bene allestire la vetrina se il retrobottega resta in abbandono. Non va bene celebrare senza prendersi cura.
Non va bene che i nostri bambini e ragazzi non abbiano spazi verdi dove giocare, né durante né fuori dall’orario scolastico.
Non va bene che crescano in un paese dove l’unica alternativa è il cemento, dove le aree verdi sono inesistenti o impraticabili, dove il gioco all’aperto è diventato un lusso.
Non va bene che il tempo libero dei più giovani venga sacrificato sull’altare della noncuranza.
Non va bene che le strade siano sporche, che le piazze – quelle poche che ci sono – restino chiuse, trascurate, abbandonate, con i cestini colmi di immondizia, mai svuotati.
Ma come si fa a non vedere tutto questo? Come si può pensare che basti una sagra, un palco, una bancarella per nascondere una quotidianità fatta di incuria?
Una comunità non si misura dal numero di eventi che riesce a mettere in calendario, ma da come tratta i suoi spazi, i suoi abitanti, i suoi bambini. Da come si prende cura di ciò che ha. Sinnai ha bisogno di bellezza vera, quotidiana. Non solo di luci e musica per un giorno.
Sinnai merita di più. Merita cura, attenzione, responsabilità. E soprattutto, merita verità. Perché lo specchio del degrado non può più essere ignorato né mascherato: va guardato negli occhi. Solo così potremo capire davvero da dove (ri)cominciare.
