Certe letture sono un aiuto formidabile per capire il presente. Rileggevo l’altro giorno il Principe di Nicolò Machiavelli, certo che vi avrei ritrovato spunti per ragionare su quanto ci accade nel grande mondo e nella nostra piccola realtà locale, fatte ovviamente le opportune differenze.
Lungi da me indulgere in stravaganti digressioni, per forzare o giustificare le mie note interpretative.
Finora mi pare di avere raccontato molto – e continuerò a farlo - della condizione e della conduzione di questo Comune di Sinnai. La grande politica la lascio ad altri. Qui da noi purtroppo non c’è neanche quella senza aggettivi. Eppure abbiamo una sindaca, alcuni assessori e venti consiglieri. La sequenza dei numerosi miei scritti spero non sia finora apparsa come un viaggio onirico, irrazionale, prodotta per disorientare chi legge.
Accettate il buon cuore di un piccolo gruppo che ha dichiarato guerra all’ipocrisia politica e all’ignoranza, ma anche alla goffa protervia di personaggi degni del bestiario orwelliano.
Il messaggio politico di Sinnai Libera risponde ad una etica di lealtà e di realtà, che non sono vincenti, perché l’idea che abbiamo del “principe”, di chi governa cioè, è diversa evidentemente rispetto a quella teorizzata cinquecento anni fa ne “Il Principe” e messa in pratica da dilettanti allo sbaraglio, pronti a discostarsi da precise norme di legge, ritenendole non vincolanti (tavarich Giulia docet).
Secondo Machiavelli il Principe deve essere metà uomo e metà bestia e la bestia deve avere la qualità dell’astuzia volpina e della forza leonina.
Bene, purtroppo da noi, il centauro Chirone che aveva allevato Achille, non è stato altrettanto preciso nel generare il nostro sistema democratico: nella bestia infatti la forza è rappresentata dal leone, ma solo di nome, e l’astuzia invece si perde non solo in campi di rosso fioriti a dispetto del nome, sotto un cielo con cinque stelle cinque. Quasi al buio. La donna non c’è e non perché fuori sede. Se è stata involontaria una sua assenza dal Consiglio non è stato altrettanto involontario il deludente parere richiesto alla Autorità Anticorruzuione.
Mi spiego: non basta più solo curare l’immagine pubblica ed evitare quei comportamenti che possono screditarla. Vale anche ora “il vulgo ne va sempre preso con quello che pare”. Cioè la gente vede quello che tu sembri. Ha problemi a vedere quello che sei veramente.
Pietà, fede, integrità, umanità e religione, se esistono, devono essere oggi accompagnate da onestà intellettuale, legalità, cultura, scienza e coscienza politica.
Altrimenti si torna al Principe e alla sua qualità precipua di venir meno agli impegni presi, se serve.
Letto in chiave moderna quel Principe non avrebbe obblighi verso la Costituzione e le leggi e prorogherebbe chiunque a proprio piacimento, facendosi pure scudo di norme male interpretate.
La convenienza della ditta, del sinedrio locale, dei vari cacicchi non può dettare a un Consiglio loro ventriloquo scelte “giuste”.
Ferdinando il Cattolico di Spagna a parole non predicava null’altro che pace e fede, mentre nella realtà concreta era inimicissimo di entrambe.