Arremediaisì, signori della giunta!
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Arremediaisì, signori della giunta!

Nell’Antico Testamento  la maledizione usa   la potenza della parola (pronunziata o scritta) per sviluppare effetti funesti. La maledizione evoca la potenza   straordinaria del male   e  “ l'inesorabile logica che conduce dal male alla sventura”.

Sono necessarie ulteriori riflessioni dopoché un cittadino, visti gli aumenti TARI di Sinnai,   avrebbe reagito istintivamente, augurando  malanni ai responsabili del tributo ritenuto ingiusto.

Noi non avevamo letto la prima versione della reazione funesta del concittadino, ma una seconda versione scevra da stigmate maledicenti, che avevano scatenato reazioni giustamente indignate, ma sorprendentemente e  paradossalmente offensive da parte di un amministratore, del tipo “occhio per occhio, dente per dente”. Fermo ancora, anche lui,  al Vecchio Testamento!  

“Se  nell’Antico Testamento non si può maledire alla leggera, senza correre il rischio di scatenare sulla propria persona   la stessa  maledizione che si augura (cfr. Sal 109.17) gli è sempre   che  per maledire qualcuno bisogna avere un diritto, quello dell’autorità legale o paterna o  quello della miseria   o dell'ingiusta oppressione”.  

Questo sarebbe il caso marciano, quello dell’ingiusta oppressione. Ma qui  siamo sempre nel Vecchio Testamento.

Insomma  mentre la benedizione è un mistero di elezione, quello della mamma per un figlio, quella di un prete amico, peraltro assolutamente comprensibili,  la maledizione è un mistero di rigetto. Nel caso di specie, politico.

 Tradotte tutte queste cose in termini politici infatti quella singolare maledizione marciana corrispondeva e corrisponde ad un rifiuto politico di una classe dirigente malata,  suscettibile di cure speciali. Ma, aggiungiamo noi,  senza malattie e senza medicine: solo  il riposo assoluto, l’astensione da ogni inutile rappresentanza pubblica futura.

  C’è  in effetti modo e modo oggi   per protestare, per  appellarsi alla giustizia sociale violata da aumenti di tributi sconsiderati.  A tempo e a luogo, quando i cittadini si recheranno alle urne per scegliere, non ci sarà bisogno di augurare cure mediche a nessuno, ma un meritato riposo di rappresentanza pubblica sì!  

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