Esiste da parte di certe persone, ma qui parliamo di personaggi, trattandosi di pubblici amministratori, l’inclinazione a fare la vittima, cioè a considerarsi perseguitati, osteggiati e perfino danneggiati da avversari politici o da persone e circostanze, e a lamentarsene.
Certa “politica” assume un atteggiamento “nevrotico” , cercando a pretesto situazioni di sofferenza e compassione, più spesso di mozione degli affetti di simpatia in un accento di esibizionismo al contrario del “quanto mi fanno soffrire”.
Il vittimismo come “instrumentum regni”, come mezzo per governare comprende amministratori e spesso associa in un unico abbraccio personale amministrativo, cui viene associato a Sinnai comodamente il dono della infallibilità.
Spesso a noi della minoranza consiliare tocca assistere al mutismo eloquente della impalpabile maggioranza, che quando parla, dopo i convenevoli di rito, si esibisce in letture pedisseque di quello che gli uffici sostengono. In un unico complice e solidale abbraccio, per non dire polisolidale.
Si è arrivati persino al punto di una funzionaria di rango che, convocata in una commissione consiliare, tempo fa, ha tuonato contro certi sgraditi atteggiamenti amministrativi dell’opposizione, giustificando, apertis verbis, la decisione del suo ufficio, la sua decisione, per reazione, a non partecipare ad altri successivi bandi per rimboschimenti. Visti i problemi posti dalla minoranza per quello in corso. Roba da matti! E tutto nel silenzio assordante di sindaca e esponenti della sua corte, che con tutti hanno assistito all’abbandono plateale dell’aula consiliare da parte di quella dirigente (con tanto di codazzo settoriale) che si è sottratta al contraddittorio con gli astanti.
In questo caso diteci chi sono le vittime, se ci sono. Gli amministratori o i cittadini per interposte persone?
Già, perché qualcuno dimentica che in quello che dovrebbe essere un sano dibattito parlamentare, cioè consigliare, ciascuno dei componenti di quel consesso rappresenta la comunità, che evidentemente non parla con una sola voce, quella della prepotenza con intenti punitivi, ma può provocarla, purtroppo.