Alla vigilia del Consiglio comunale del 21 luglio 2025, convocato in modo anomalo e con tempi ristretti, cinque consiglieri comunali (Aldo Lobina, Roberto Loi, Walter Zucca, Cosimo Lai e Paride Casula) hanno presentato via PEC una proposta di deliberazione. Obiettivo: coinvolgere gli organi di controllo competenti e avviare un percorso di chiarezza politica e amministrativa su un progetto che continua a sollevare dubbi, criticità e preoccupazioni crescenti: il riboschimento finanziato con fondi PNRR.
La risposta del Presidente del Consiglio Comunale, giunta in data odierna, non si è fatta attendere. Invocando l’art. 32 del Regolamento, ha richiesto che le firme a corredo della proposta, già trasmessa digitalmente da uno dei firmatari tramite posta certificata, siano apposte in forma digitale o olografa, per “garantire la certezza giuridica della provenienza”.
Una richiesta formalmente legittima, forse. Ma curiosamente mai avanzata in passato: né per la recente proposta sul Piano del Verde, né per altri atti simili trasmessi negli ultimi mesi dai consiglieri comunali.
Perché proprio ora?
Perché proprio su una proposta tanto delicata, che tocca uno dei progetti più controversi dell’attuale amministrazione? Un progetto su cui si ipotizzano opacità, anomalie procedurali e, da quanto emerge, perfino l’interesse della magistratura?
Le firme ci sono. Nessuno le mette in discussione. Perché allora sollevare un’eccezione procedurale che appare più come un modo per prendere tempo che come una reale esigenza normativa?
Siamo forse di fronte a un imbarazzo per le questioni sollevate? Per i fatti, concreti e documentati, evidenziati nella proposta?
Perché non rispondere nel merito?
Non sarebbe più semplice, più trasparente, e soprattutto più rispettoso dell’intelligenza dei cittadini e delle prerogative dei consiglieri comunali?
Ancora una volta, assistiamo all’uso della burocrazia come scudo politico. Di fronte a un progetto da oltre un milione di euro, con cantieri aperti in modo discutibile, un cronoprogramma dubbio, perizie opache e piante già secche, ci si rifugia nella forma per evitare il confronto sulla sostanza.
Ma la sostanza resta. Le domande sono sul tavolo.
E prima o poi, qualcuno dovrà rispondere. Con i fatti, non con le scuse.