L’ultima seduta del Consiglio comunale di Sinnai ha confermato una sensazione ormai diffusa. Il punto all’ordine del giorno relativo all’approvazione della tassa di soggiorno continua a non essere affrontato nella sua interezza, assumendo i contorni di una vera e propria “storia infinita”. Un’immagine che può apparire ironica, ma che in realtà restituisce il senso di un percorso decisionale inceppato e sempre più opaco.
Gli emendamenti presentati dall’opposizione sono numerosi, è vero. Ma la loro quantità non rappresenta di per sé un’anomalia. Al contrario, l’emendamento è uno degli strumenti fondamentali attraverso cui i consiglieri esercitano la funzione di indirizzo e di controllo politico amministrativo, come previsto dal regolamento consiliare e dalla normativa sugli enti locali. Liquidare le proposte come un semplice ostacolo ai lavori significa, di fatto, ridurre il Consiglio comunale a un passaggio formale, privandolo del suo ruolo sostanziale.
Ciò che desta maggiore preoccupazione è l’atteggiamento della maggioranza. Il voto contrario sistematico su ogni emendamento, accompagnato dall’assenza di un confronto nel merito e di motivazioni politiche espresse pubblicamente, restituisce l’immagine di un Consiglio chiamato più a ratificare decisioni già assunte che a discuterle. Un’impostazione che appare difficilmente conciliabile con il ruolo che il Testo unico degli enti locali attribuisce al Consiglio comunale quale organo di indirizzo e di controllo dell’azione amministrativa.
Gli emendamenti presentati non avevano un carattere pretestuoso. I consiglieri di opposizione hanno illustrato le proprie proposte, argomentando criticità e suggerendo correttivi su un provvedimento che incide direttamente su cittadini, operatori economici e assetto turistico del territorio. Dalla maggioranza, tuttavia, non è arrivata alcuna risposta nel merito. Nessuna contro-argomentazione, nessuna spiegazione delle scelte, nessun chiarimento pubblico. Un silenzio che pesa e che finisce per impoverire il dibattito democratico.
Particolarmente significativa è poi la vicenda della relazione di 37 pagine predisposta dal presidente di una commissione consiliare e trasmessa ai consiglieri. Un documento che, per mole e contenuti presunti, avrebbe dovuto rappresentare un punto di riferimento nel confronto consiliare. E invece, nonostante la presenza in aula dell’autore, la relazione non è stata illustrata né discussa. I cittadini restano all’oscuro delle valutazioni espresse, mentre in aula si è proceduto esclusivamente con il voto contrario su ogni emendamento. Un paradosso difficile da ignorare. Molto scritto, nulla discusso.
È evidente che maggioranza e opposizione svolgano ruoli differenti e che il conflitto politico sia parte fisiologica della democrazia. Ma quando il confronto viene sistematicamente eluso, la dialettica si spegne e il Consiglio comunale rischia di trasformarsi in una sede priva di reale funzione politica. Non a caso, durante la seduta, si è parlato di “ostruzionismo al contrario”, una definizione che fotografa bene il blocco del dibattito attraverso il silenzio anziché attraverso il confronto.
In un contesto generale segnato da una crescente fragilità delle pratiche democratiche, anche a livelli istituzionali più alti, ci si aspetterebbe che il Consiglio comunale rappresentasse uno spazio di discussione autentica e di responsabilità condivisa. Quando ciò non avviene, la questione non riguarda solo i rapporti tra maggioranza e opposizione, ma investe direttamente la qualità della democrazia locale e il diritto dei cittadini a comprendere le scelte che li riguardano.