Se a Desulo la democrazia piange, a Sinnai non ride: altro che campo largo!
Featured

Se a Desulo la democrazia piange, a Sinnai non ride: altro che campo largo!

 

A Desulo una circolare firmata dal sindaco e dal segretario comunale vorrebbe disciplinare il diritto di accesso agli atti e di sindacato ispettivo che la legge riconosce a ogni consigliere comunale.  

 A Sinnai il tentativo di riscrittura del Regolamento di funzionamento del Consiglio comunale  vorrebbe contenere le attività della commissione di controllo e garanzia, limitandone l’azione. Ci sarà tempo di tornare sull’argomento, stante che recentemente     il presidente del consiglio comunale ci ha propinato una forma provvedimentrale atipica, attribuendosi poteri che non ha. Lo ha fatto con tre atti   adottati in difetto assoluto di attribuzione e quindi radicalmente nulli, non annullabili, nulli.

Fortunatamente il tentativo, consolidatosi per la inopportuna condivisione di un parere legale privo di autorevolezza e sottoscritto da ben otto consiglieri di maggioranza, è stato in extremis rimosso dal presidente del consiglio comunale all’apertura della riunione del 22 Luglio, lasciando curiosamente sconcertati  proprio i consiglieri sottoscrittori, rimasti soli (hanno stati rimasti soli, direbbe qualcuno),  quasi tramortiti  dalla sorprendente giravolta, che di fatto ha impedito anche una pur minima reazione o almeno  un grido di dolore.   Solo occhi sbarrati, increduli, persi.  Per il vero la consapevolezza che certe  loro ragioni fossero considerate insostenibili ,  ma anche da parte della segretaria,  deve avere giocato un ruolo disincentivante e ammutolente.

Non è il caso di attardarci ora sulle diverse violazioni di legge contenute nei tre provvedimenti  presidenziali, perché ne abbiamo accennato in un recente commento all’articolo pubblicato su Sardegna e Libertà sui fatti di Desulo.

Travisamento dei fatti, rettifiche di ordine del giorno consiliare senza accordo nella conferenza dei capigruppo, inottemperanze alla legge che prevede il dovere di inserire all’ordine del giorno del consiglio gli argomenti “suggeriti” da un numero congruo di consiglieri (ne sarebbero bastati quattro, ma c’erano sette firme, di tutti  i consiglieri   della minoranza). Senza contare l’inadempienza di una convocazione che impone  a chi convoca il consiglio  di celebrare la riunione nei venti giorni successivi alla già detta richiesta e altre amenità che vi risparmiamo.

Non voglio invece trascurare un fatto, che appare il più grave di tutta la vicenda, perché va oltre la legittimità degli atti. Nel provvedimento n.2  sono contenute affermazioni non vere, smentite dal protocollo del Comune. Un atto ufficiale, scritto, formale non può contenere affermazioni palesemente false. Qui i fatti sono travisati  e nel diritto amministrativo questo si chiama eccesso di potere.

I provvedimenti poi davano atto del “preventivo confronto intercorso con il Segretario generale”. Altra grave formulazione fuorviante! Stante che la segretaria generale con nota del 21 Luglio 2026 dichiarava di non avere “espressoo alcun parere favorevole, né formale, né sostanziale ai  c.d.  provvedimenti presidenziali  n. 1, 2 e 3 del 17.7.26, essendo” venuta a conoscenza degli atti per vie informali, solo dopo l’avvenuto inoltro ai Consiglieri”. Più chiara di così! Insomma usare il nome della Segretaria per dare una parvenza di copertura tecnica ad atti che la segretaria non ha mai avallato non è proprio accettabile.

Cercare di legittimare una decisione  autonoma per il mancato accordo nella conferenza dei capigruppo è fuorviante, anche perché non è possibile raggiungere un accordo su documenti mai letti prima, consegnati solo nel pomeriggio del 17 Luglio, cioè il giorno stesso in cui i provvedimenti sono stati emessi. Insomma qualcosa non torna.

Di fronte a provvedimenti nulli firmati da chi non aveva il potere di adottarli, a relazioni illustrative negate, pur essendo agli atti, a confronti con la segretaria, travisati per iscritto, stiamo arrivando alla idea che  ci  serva un avvocato, di quelli buoni però,  per esercitare il nostro mandato consiliare.  Questo  è un fatto gravissimo, perché significa che il livello di garanzia istituzionale all’interno del Consiglio comunale di Sinnai è sceso al di sotto di una soglia minima accettabile. Ne daremo conto alla Prefettura  e ad altre autorità.

Di queste cose avremmo parlato compiutamente in Consiglio se il presidente Mallocci all’ultimo minuto, prima del fischio di inizio dei lavori del consiglio del 22 non avesse opportunamente rimosso i suoi “provvedimenti presidenziali”.

Meglio tardi che mai. Ma su questi temi, abbassare la guardia, è pericoloso per le conquiste democratiche, che non possono essere avvilite.

Torneremo a riflettere per questo in  Commissione di Controllo e Garanzia, lo faremo Lunedì 27 Luglio alle ore 15, lo faremo per difendere la nostra istituzione comunale dalla tentazione di dimenticare e per scongiurare ogni tentativo di restringere gli spazi della democrazia che invece debbono ampliarsi.  

Aldo Lobina

P.S: la commissione è aperta a tutti, non è a porte chiuse, perché non è un processo a nessuno (del resto vi è stato un ravvedimento operoso”) ma  un approfondimento necessario a regolare i rapporti tra organismi politici e funzionari,  per una messa a punto utile a tutti, per primi a noi stessi. Nella consapevolezza che in democrazia non governano gli uomini, ma le leggi.

Articoli correlati

I cittadini ci scrivono...

Leggi anche....