La strana storia della Prima Commissione durante questo (quasi) primo anno di nuova legislatura inizia con un ritardo che dice molto: a luglio 2024 avevamo chiesto formalmente la convocazione delle commissioni consiliari, ma abbiamo dovuto aspettare ottobre per vederle finalmente partire. Solo allora sono state costituite e io sono stato nominato presidente della Prima Commissione di Controllo e Garanzia – un ruolo che, da regolamento, spetta a un consigliere di minoranza.
Da quel momento i nodi da affrontare sono stati tanti, e continuano ad accumularsi. Abbiamo cercato di informare con trasparenza la cittadinanza su quanto discusso, sulle delibere e sulle mozioni presentate in Consiglio. Ma è difficile lavorare seriamente quando manca la volontà politica – e talvolta anche la presenza fisica – per farlo.
Dalla minoranza sono arrivati temi concreti: gestione del diserbo e dell’igiene urbana, forestazione, criticità nei servizi. Dalla maggioranza, invece, è arrivata una risposta altrettanto concreta: no grazie. Espressa in varie forme – tutte artisticamente eloquenti. Prima con partecipazioni saltuarie, poi con l’autosospensione, infine con le dimissioni a raffica. Un messaggio chiaro: il confronto è un fastidio, meglio evitarlo.
Dopo molte sollecitazioni, finalmente nella scorsa seduta consiliare sono stati nominati tre nuovi commissari di maggioranza. Ma la prima seduta utile, convocata per il 9 maggio alle ore 12, ha confermato un’amara verità: non c’è peggior sordo di chi... non si presenta. Un’assente giustificata, gli altri due semplicemente latitanti. Nessuna comunicazione. Nessuna spiegazione.
La seduta, come da regolamento, è stata comunque dichiarata valida alle 12:30, con la sola presenza mia e del consigliere Loi. Abbiamo proceduto alla nomina del vicepresidente e, vista l’assenza dei commissari di maggioranza, abbiamo rinviato la discussione dei punti all’ordine del giorno a lunedì 12 maggio alle ore 15 – orario proposto in base alla disponibilità dell’unica assente giustificata.
Ma la sera stessa è arrivata l’ennesima perla: comunicazione della segreteria comunale, via PEC, con cui il commissario appena nominato vicepresidente rassegnava le dimissioni. Sì, ancora. La quarta in meno di un anno.
Commissione di Controllo e Garanzia… garantisce il nulla?
A questo punto la domanda è legittima: che tipo di lavoro può svolgere una Commissione di Controllo e Garanzia se la maggioranza si sottrae sistematicamente al suo funzionamento?
Siamo alla quarta dimissione. Si può ancora parlare di coincidenze? O siamo davanti a una strategia tanto semplice quanto efficace? Boicottare, disertare, ritirarsi. In sintesi: impedire il confronto.
Forse sarebbe più onesto cambiare nome: non più "Commissione", ma gruppo di meditazione istituzionale, dove l’unico esercizio praticabile è la pazienza.
Purtroppo, questa è la realtà amministrativa di Sinnai. E il conto lo pagano i cittadini, che vedono bloccati strumenti fondamentali di trasparenza e controllo.
Le sedie vuote lavorano meglio?
C’è chi dice che il silenzio è d’oro. Ma qui il silenzio è complice. La maggioranza ha scelto di non esserci, di non discutere, di non assumersi responsabilità. Forse perché certi temi – come la gestione dei rifiuti, il degrado urbano, la forestazione – sono troppo scomodi per chi governa a colpi di slogan e poca sostanza.
E allora la domanda diventa inevitabile: cosa temete? Perché tanta paura del confronto? Perché sabotare sistematicamente una commissione che dovrebbe vigilare sull’operato dell’amministrazione? Così non si danneggia l’opposizione: si danneggia la democrazia.
La Commissione di Controllo e Garanzia è uno degli strumenti più importanti a disposizione del Consiglio comunale. È lì che si misura la serietà di chi governa: nella trasparenza, nel confronto, nel rendere conto delle proprie scelte.
O, nel nostro caso, nell’assenza.
E allora?
Allora andremo avanti. Anche da soli. In tutti i modi che la legge ci garantisce. Anche con le sedie vuote davanti. Perché chi crede nelle istituzioni non scappa. Non si nasconde. Non si dimette. Perché il confronto è difficile, ma l’assenza è imperdonabile.
E se qualcuno pensa che basti svuotare una stanza per svuotarne il senso, si sbaglia di grosso: la democrazia, a Sinnai, ha ancora voce. E continueremo a farla sentire.