Come ci rappresentano i sindaci nel Consiglio di indirizzo delle Partecipate? In particolare qual è il loro apporto nei confronti di un ente come quello della Fondazione Polisolidale? Come si configura?
E’ lecito chiederselo anche perché è probabile che per loro l’Assistenza sociale rischi di essere una sine cura, una mancanza di responsabilità, e questo nella migliore delle ipotesi.
Quella sorta di braccio armato, la Polisolidale (la definizione militare è del nostro assessore dei servizi sociali), cui sono devoluti spazi di servizio, anzi vaste praterie supportate da denaro pubblico, rischia di essere fuori dal controllo delle amministrazioni pubbliche, distratte da altre incombenze.
E’ così più semplice affidarsi ad un vero e proprio plenipotenziario, che gestisce un serbatoio di utenze fragili (non parlo, come vedete, di serbatoio elettorale), una riserva enorme di persone assillate da mille problemi, cui corrispondere con operatori, cooperative e personale alle dipendenze dirette di un direttore generale, che li sceglie.
Quanto questo sistema sia delicato, nel bene e nel male, appare sempre più chiaro alla luce di recenti rilievi. Alcuni interventi ispettivi a Maracalagonis nel Gruppo Convivenza da parte di funzionari qualificati hanno messo a nudo criticità, le hanno acclarate, informandone doverosamente la pubblica amministrazione e anche noi, che non siamo di Maracalagonis, ma abbiamo per i nostri doveri d’ufficio responsabilità in situazioni gestite dalla Polisolidale, di comune interesse con Mara.
Pochi giorni fa il Consiglio Comunale di Maracalagonis (con una sola astensione e nessun voto contrario) ha approvato una mozione che ha lo scopo di mettere ordine nella governance della Fondazione Polisolidale ed ha proposto di arrivare in tempi brevi ad una modifica dello statuto e ad una rivisitazione dell’organigramma di incarichi.
Certo, sarebbe auspicabile che i protagonisti della assistenza nel proprio territorio fossero i comuni attraverso i loro uffici e non un ente terzo, delegato, fuori controllo.
E’ probabile che una situazione di questo tipo sia anche gratificante per certe maggioranze, per gli indubbi vantaggi, e spesso i dubbi vantaggi, di pratiche meritevoli di revisione.
Ci disturba, anzi ci offende, pensare al velo di opacità che ha fatto da scudo alla amministrazione di Sinnai e a quella di Mara sulla questione Polisolidale. Da subito, da quando il sottoscritto ha iniziato ad occuparsene, avanzando riserve sulla necessaria e salutare alternanza degli incarichi, è emerso un sentimento di fastidio, di irritazione da parte di chi ha visto bene di tradurle evidentemente in coinvolgimenti di tribunali. Insieme al collega Saverio Melis quasi un anno fa sono stato sentito dalla Guardia di Finanza per conto della Procura della Repubblica di Cagliari, che, (sentite sentite) non si era attivata per nostra iniziativa. Era messo a repentaglio il buon nome del Comune di Sinnai, perbacco! Mi convinco sempre di più che la faccenda non fosse destituita di fondamento, allora, e non lo sia neanche oggi, se non si cambia rotta in una direzione rispettosa delle leggi.
Ma certa opacità – come dicevo - ha riguardato anche amministratori di Maracalagonis, i quali hanno faticato ad ottenere documenti, che venivano custoditi dalla loro stessa amministrazione da mesi.
Talvolta non si tratta solo di mancate risposte, ma anche di atti inspiegabili come quello della nostra sindaca che nel correlarsi all’autorità anti corruzione per dirimere la questione dell’incarico ricalca il parere favorevole prodotto dalla Polisolidale col suo avvocato, omettendo i contenuti del documento prodotto dalla segretaria comunale di Maracalagonis, pure ricevuto, e evidentemente in contrasto col primo.
Se la sindaca Maria Barbara Pusceddu ha risposto al consigliere Mudu come riferito dallo stesso nel corso della riunione del Consiglio di Maracalagonis, che cioè il presidente della Polisolidale (Maria Barbara Pusceddu) ha diritto di inviare quello che vuole e che il Mudu può sempre fare altrettanto, abbiamo ragione di interrogarci anche alla fine di queste brevi note su come ci rappresentano certi sindaci nel Consiglio di indirizzo e non solo.
Coi barbatrucchi?