Giovedì 14 Maggio la Commissione dello Statuto e Regolamento si è riunita per esaminare contributi provenienti da esponenti dell’opposizione sul regolamento delle frazioni , che nel periodo precedente era stato elaborato elaborato dai commissari della stessa.
In un precedente articolo ho presentato la necessità di non creare una sola consulta delle frazioni, ma più consulte, riferite a ciascuna delle tre frazioni (Solanas, San Gregorio, Tasonis) e zone adiacenti.
La proposta di Sinnai Libera recava anche un’altra novità: frazionava anche il centro urbano in quattro zone o quartieri attribuendo loro una consulta per ciascuno. Togliendo addirittura alla parola frazione la connotazione limitativa di considerare tali solo le frazioni periferiche. Ogni “frazione” del centro e le tre storiche con pari dignità di cittadinanza. Un modo nuovo di leggere una ripartizione di cittadinanza.
Per indole e per formazione sono abituato a dire chiaramente quello che penso. Vi confesso che certi ragionamenti, non supportati da concatenazioni logiche sostenibili dal mio punto di vista, sono arrivati addirittura a farmi perdere la pazienza e provocare una reazione ad mentulam, per non ripetere la parolaccia in italiano, di cui mi sono dovuto scusare. E mi scuso ancora.
Ragionando a freddo, riflettendo sull’esito di quella riunione, me la devo prendere con me stesso anche perché il mio ottimismo non può spingersi oltre il limite dell’esperienza che vivo tutti i giorni a fronte di decisioni che disarmano le migliori intenzioni di poter essere ascoltato, nel senso di capito.
Ho colto l’ipocrita testimonianza di chi, pur riconoscendo il valore di una proposta diversa, la rifiuta con argomentazioni incoerenti. Perché nulla si vuole modificare, nulla che faccia perdere il “controllo” politico delle istanze e delle relazioni. Essendo la realtà politica interpretata come risultato di un cosiddetto “centralismo democratico”, figlio di una cultura poco democratica e poco partecipata, totalitaria.
Poiché sulle proposte bisogna continuare a riflettere, cercando di migliorarle anche quando sono nostre, debbo confessare la necessità di apportare una correzione alla mia stessa proposta, che si diversificava poco da quella di maggioranza per quanto attiene al sistema di arruolamento dei componenti delle consulte (della consulta per gli altri) e alla loro nomina. Ho cambiato idea su questo punto.
Prevedere infatti che gli esponenti vengano designati dai gruppi politici consiliari, di maggioranza e di minoranza, e poi nominati dal sindaco, non è proprio un bell’esempio di democrazia partecipata. Ogni frazione, ogni circoscrizione dovrebbe eleggersi i suoi rappresentanti in assemblee convocate a questo scopo, attraverso un esercizio più sano di elettorato attivo e passivo, cioè di elettori aventi diritto di votare e di cittadini aventi diritto di essere eletti. Ecco, la mia proposta non arrivava a tanto. Ma credo che questo sia l’unico modo per avere consulte rappresentative delle rispettive realtà. Diversamente siamo alla cooptazione, a rappresentanti della partitocrazia, le cui istanze sarebbero collegate ai loro danti causa.
Aldo Lobina