Inaugurazione nel caos: scuola ancora incompleta dopo due settimane
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Inaugurazione nel caos: scuola ancora incompleta dopo due settimane

Sono passate due settimane dall’inizio della scuola e l’edificio di via Caravaggio è ancora, di fatto, un cantiere. Gli studenti raccontano ai genitori che i lavori proseguono persino all’interno, nei laboratori, che restano chiusi.

Risultato? Niente palestra, niente laboratori, niente spazi esterni.

Abbiamo una scuola “nuova” che viene utilizzata nei pochi spazi disponibili — perché non ce ne sono altri — ma che, in qualsiasi altra situazione, non dovrebbe nemmeno essere aperta.

Eppure, il giorno dell’apertura si è deciso comunque di fare festa: taglio del nastro, fascia tricolore, post celebrativi su social e sito del Comune. Addirittura l’annuncio proclamava che gli studenti tornano in un edificio moderno, sicuro e sostenibile. Ne siamo davvero sicuri?

Peccato che il primo giorno di scuola si sia svolto in un clima surreale: cantieri attivi lungo tutta la strada di accesso, cortile della secondaria ancora occupato, marciapiedi transennati o impraticabili, studenti costretti a camminare in mezzo alla carreggiata senza alcuna interruzione del traffico. E come se non bastasse, veicoli per trasporto eccezionale in movimento, compresa una gru talmente grande da bloccare l’intera strada.

Ma il nastro, quello sì, è stato tagliato.

Cerimonia, foto di rito e sorrisi di circostanza, anche se con oltre mezz’ora di ritardo rispetto all’orario  che era stato programmato per l’ingresso degli studenti.

E allora la domanda sorge spontanea: come si è potuto aprire in queste condizioni? Come si è potuto organizzare un’inaugurazione trionfale?

E che senso ha promettere una “seconda inaugurazione” a lavori finiti, ad ottobre, ma di quale anno, esattamente?

Stiamo inaugurando a puntate? Una cerimonia per ogni porta montata? Una diretta Facebook per ogni laboratorio che apre?

È davvero questa la tanto sbandierata “opera completata in tempi record”? Perché se il record era quello di inaugurare una scuola mezza chiusa e con studenti e genitori bloccati in mezzo ai cantieri, allora sì: record mondiale!

Lo abbiamo già detto, ma lo ribadiamo: la comunità di Sinnai non ha bisogno di passerelle né di selfie con il nastro in mano.

Ha bisogno di scuole sicure, complete, funzionanti. Di spazi dove i ragazzi possano fare sport, sperimentare nei laboratori, vivere la scuola come era stato promesso.

Perché qui sembra che ci si preoccupi più di “fare la foto” che di “fare i lavori”. E questo, per una comunità che chiede serietà e rispetto, non è più accettabile.

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